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Avevamo già espresso le nostre preoccupazioni, che sono addirittura accresciute dal nuovo documento trasmessoci da Enimed. Ribadiamo, pertanto, il nostro diniego alle attività di ricerca di idrocarburi con test che utilizzano sia il metodo dell’esplosivo, sia il metodo vibroseis soprattutto in prossimità del centro storico dove, per la vetustà o fatiscenza di parte del patrimonio edilizio esistente, è necessaria la massima attenzione

È quanto si sottolinea nella nota, indirizzata fra gli altri ai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali, agli assessorati regionali al Territorio e Ambiente e all’Energia, ai dipartimenti nazionale e regionale della Protezione civile e all’Enimed, con cui, dopo i rilievi inviati lo scorso 7 luglio, si conferma la contrarietà del Comune di Caltagirone al coinvolgimento del territorio nel maxi progetto di Enimed, la società di Eni che si occupa di esplorazione di giacimenti di idrocarburi e della loro coltivazione, per nuove ricerche nel territorio isolano che toccano le province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa e che coinvolgono, in particolare, un’area che, nel Calatino, comprende Caltagirone, Grammichele, San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, San Cono e Ramacca.

Assoluta e motivata contrarietà viene espressa anche in relazione al possibile coinvolgimento, nelle attività di ricerca di idrocarburi, del bosco di Santo Pietro, in considerazione del suo elevato valore e interesse di carattere ambientale. Evidenziate ancora una volta la sussistenza, nel territorio calatino, di rischi elevati sia da un punto di vista sismico che da quello connesso alle frane, e l’insufficienza delle “spiegazioni” e valutazioni fatte da Enimed.

Non abbiamo nulla contro lo sviluppo economico, ma vogliamo che esso venga promosso con metodi compatibili con il rispetto dell’ambiente, della natura e con la tutela del patrimonio storico e artistico. Ancora una volta, quindi, esprimiamo parere contrario a una prospettiva che non riteniamo rassicurante per le nostre comunità.

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